Stan Lee, l’uomo che ha inventato Spider-Man

Vedete questo vecchietto nella foto qui sotto?
Non gli somiglia per niente ma è il papà di Spider-Man.

stan lee

Stan Lee, l’uomo che ha inventato Spider Man

Stanley Martin Lieber, o meglio Stan Lee è figlio di immigrati ebrei stabilitisi a New York agli inizi del ‘900.
Stan nasce nel 1922, e comincia da giovanissimo a lavorare nella carta stampata.

All’epoca la Marvel Comics si chiamava ancora Timely Comics.

Divenne, grazie alle sue doti, il più giovane editor dell’epoca, a soli 17 anni, in un’epoca nella quale  i fumetti erano visti come il male assoluto, satana in persona. In quegli anni (subito dopo la seconda guerra mondiale) il dominio incontrastato dei fumetti era della DC Comics, quella di Superman, Batman e Wonder Woman.

Dopo alcuni momenti nei quali Lee stava per abbandonare la strada del fumetto, la moglie  lo spinse verso un nuovo progetto.

La DC Comics aveva appena ideato la Justice League. Martin Goodman, allora “boss” di Lee, gli affidò il compito di realizzare un gruppo competitor della League.

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Nacquero i Fantastici 4, pubblicati per la prima volta nel 1961.

Questa nuova famiglia di supereroi diede una spinta alla creazione di tanti altri.
Nacquero così, a poco tempo di distanza, Hulk, Thor, Iron Man, gli X Men.

I supereroi di Lee non erano però lontani dai problemi degli uomini comuni.
Questo fu il vero genio di Stan Lee.
Egli diede a questi prodi paladini un lato mai dipinto prima.

Problemi, caratteri difficili, malinconia, vanità.
Questi e altri difetti tutti molto umani erano caratteristiche anche di questi supereroi nati dalla mente di Stan Lee.

Negli anni ’60 l’attività di Stan Lee divenne febbrile.

Sceneggiatore, supervisore, direttore artistico per la maggior parte delle serie Marvel, moderatore delle pagine della posta, scrittore di  un redazionale mensile dal titolo “Stan’s Soapbox”.

In quegli anni firmò anche innumerevoli articoli promozionali,  sempre con il suo immancabile “Excelsior!”, divenuto infine anche il motto dello Stato di New York.

Oltre a coniare tutta una serie di espressioni, divenute negli anni un gergo fumettistico, creò un vero e proprio metodo. Il Metodo Marvel, sulla creazione dei fumetti.

All’interno della Marvel in quegli anni ci furono anche diversi dissapori. Soprattutto con due dei suoi più stretti collaboratori. Steve Ditko e Jack Kirby. Dissapori che poi si appianarono con il tempo e con qualche “modifica” allo staff Marvel.

Stan Lee fu anche un “revisore” inconsapevole del Comics Code, l’organo di censura per i fumetti in America.

Nel 1971 infatti fu il primo a pensare ad una storia, che venne poi pubblicata nonostante la mancata autorizzazione del Comics Code Authority (CCA). Da quel momento il “bollino” che autorizzava la pubblicazione venne rivisto, e addirittura la Marvel si dotò di una sorta di codice interno. A difesa sia della libertà di stampa, e al contempo anche mantenendo l’integrità dei lettori.

Dagli anni ’70 a oggi Stan Lee è divenuto l’icona della Marvel.

Presenzia alle convention, partecipa a dibattiti e riunioni, coordina film e serie Tv della Marvel.

Scrive romanzi di fantascienza, realizza serie tv. Conduce e idea programmi televisivi. Non smette di ideare personaggi di fumetti.

Diviene persino critico nei confronti delle sue stesse creature.

In alcune interviste a magazine americani Stan Lee ha infatti discusso alcuni suoi personaggi.
O meglio, l’interpretazione di essi nei vari film realizzati negli anni.

Mi sarebbe piaciuto un Hulk più piccolo, e non ho amato il modo in cui Doctor Doom è stato realizzato nel film de I Fantastici quattro” avrebbe commentato.

Stessa sorte per Daredevil: “lo hanno reso troppo tragico. Non è quello che avevo scritto io –aveva affermato circa 4 anni fa – Il prossimo sarà migliore, spero che piaccia di più anche agli spettatori

Nonostante i suoi innumerevoli impegni non ha però abbandonato il suo primo ruolo di scrittore.
Ancora oggi infatti, è l’ideatore e lo sceneggiatore per alcuni quotidiani britannici di “strisce” del suo primo amore. L’Uomo ragno. Perché anche nei fumetti, il primo amore non si scorda mai!

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